Prendiamo spunto da un post scritto dall’antropologo medico Felice Di Lernia sul suo blog Cura e Cultura per proporre alcune riflessioni sulla città e i cittadini, o sul rapporto di questi ultimi con quanto accade a Martina Franca.
Il post parla dei riflessi pavloviani, ovvero i riflessi condizionati, sono quelle azioni che compiamo automaticamente se subiamo degli stimoli esterni. Wikipedia fa l’esempio del cane e del campanello:
Associando per un certo numero di volte la presentazione di carne ad un cane con un suono di campanello, alla fine il solo suono del campanello determinerà la salivazione nel cane. La salivazione è perciò indotta nel cane da un riflesso condizionato provocato artificialmente.
Anche Felice Di Lernia trae spunto dal suono di una campanella:
E invece a un certo punto la bidella ha una intuizione: si alza dal suo banchetto e va a suonare la campanella che rimbomba nel silenzio del tardo pomeriggio di tarda primavera. E’ un attimo: i bambini scheggiano fuori come spinti da una molla invisibile ma tesissima e per loro fortuna i genitori hanno braccia ampie.
Questi riflessi possono però anche essere collettivi. Ultimamente questi riflessi condizionati sono immediatamente riconoscibili quando si parla di politica. Uno dei più noti è l’antipolitica, ovvero il sentimento di profonda sfiducia nella classe dirigente eletta. Possiamo fare diversi esempi di questa teoria a Martina Franca. Il primo che ci viene in mente sono i commenti all’iniziativa dell’assessore Franco Convertini nelle campagne di Martina: girare per l’agro alla ricerca di quello che non va e poi presentare un progetto alla Regione per farsi finanziare gli aggiustamenti. L’assessore, accompagnato dal dirigente Mandina dell’UTC, ha iniziato l’esplorazione dell’agro dal Capitolo, la nostra contrada più lontana. Il Capitolo, per chi non lo sapesse, è un territorio in cui la presenza del Pd è molto forte, sia per il radicamento di Donato Pentassuglia e ora per la presenza del consigliere comunale Palmisano. Può essere una coincidenza, da qualche parte bisognava pur incominciare, eppure questa scelta ha indotto molti cittadini a pensare che iniziare dal Capitolo è modo per ringraziare gli elettori, o qualcosa del genere, non abbiamo ben capito.
Un riflesso condizionato.
Abituati da vent’anni all’utilizzo della politica per fini personali, ogni azione che compierà l’assessore o il consigliere di turno sarà letta come un riproporsi delle antiche dinamiche. Un riflesso condizionato dal pregiudizio.
Noi non sappiamo se l’assessore Convertini sia in buona fede o meno, o meglio, non abbiamo gli elementi per dirlo, sicuri che da dovunque avesse iniziato, questa scelta avrebbe prodotto polemiche. Ma sappiamo benissimo che, proprio per l’automatismo di certe reazioni, tutta l’azione della giunta Ancona sarà giudicata attraverso categorie e schemi in cui malizia e malafede avranno la presenza maggiore. I politici, per un riflesso condizionato, sono giudicati ladri e bugiardi.
Ecco Pavlov, quindi. La politica fa sempre i propri interessi, mai quelli dei cittadini. Il politico pensa a sè e a fare piacere agli amici, mai alla città. Condizionati da decenni di malapolitica, ogni nostra reazione nei confronti di chi amministra la cosa pubblica sarà condita dal sospetto che qualcosa dietro ci sia sempre, tipo accordi segreti, affari, promesse, riunioni, mazzette. Reazioni che rendono offuscata la vista ma che rendono anche impossibile l’impegno attivo, la partecipazione, la diffusione di pratiche di democrazia diretta. Se tutto fa schifo, che senso ha impegnarsi?
Non vogliamo difendere l’amministrazione, non abbiamo ancora i dati per capire se sta facendo bene o male, ma proprio per questo pensiamo sia il caso di sospendere il giudizio e riconoscere il condizionamento, perchè pensiamo sia il primo, necessario passo, verso il cambiamento.
(Comunque vi teniamo gli occhi addosso)














